| Gita
all'isola dell'Asinara
"da un tema svolto in classe
da Maria Laura Pulzone"
classe I A |
|
|

Asinara: cartina geografica |
Tutto cominciò con il ti-ti-ti della
sveglia, in fretta e furia corsi a prepararmi, anche se la tentazione
di rimanere a letto era molto forte. Dieci minuti prima di recarmi alla
fermata dei bus ero pronta e già iniziavo a comportarmi stranamente,
sembravo un mulino a vento le cui pale non si fermano mai e continuano
a produrre irrefrenabilmente energia; l’unica differenza era che
io, oltre a "produrre" energia, producevo anche felicità
ed euforia!
Successivamente, come se catapultata con gran velocità in un'altra
epoca, mi trovavo nel pullman, il quale era già in movimento.
Trascorse due ore, il mezzo arrestò la corsa a Stintino, ove
ci attendeva un traghetto diretto all'Asinara.
I partecipanti al viaggio erano all'incirca
centoventi, ma ben presto si separarono in due gruppi: uno (nel quale
c'ero anch'io), proseguì in traghetto, l'altro prese il pullman
e si diresse in luoghi da noi impensabili.
Durante il percorso in traghetto ben poco si capì quello che
disse la guida che disperatamente cercava di farci tacere e ascoltare;
una cosa era certa, voleva che noi apprezzassimo quell'isola che tutti
definivano un paradiso.
La storia narra che sia all'Asinara che all'Isola Piana, venne destinato
il nome di Insula Herculis. Le possibili origini di questo nome sono
due: la prima parla del contatto dei Fenici con queste isole le quali
sarebbero state dedicate al dio Melqart, conosciuto dai Greci come Eracle
e dai Romani come Ercole.
Con il passare del tempo solo all'Asinara è stato riservato tale
nome che, avendo subito numerose variazioni, è diventato quello
di ora.
|

Isola dell'Asinara |
Si pensa che l'isola si chiami con il nome
attuale per la presenza degli asinelli
bianchi endemici, invece l'origine
di questa nominazione è dovuta alla forma delle sue coste, infatti
il termine Asinara deriva da Sinuara, che significherebbe insinuosa.
L'isola non è molto grande, si estende per 52Km in lunghezza
e 6 Km in larghezza.
|

Cala d'oliva |
Numerose sono le calette presenti, le più importanti sono: Cala
Sabina, chiamata così in onore
di una ragazza rapita dai pirati; Cala
Barche Napoletane conosciuta così
perché lì vi facevano scalo le Barche provenienti da Napoli,
Cala Reale
nata per una serie di ospedaleti; Cala
dei Detenuti, così soprannominata
perché in estate i prigionieri in quel posto si rinfrescavano
e Cala d'Oliva
importante perché è l'unico piccolo villaggio presente
nell'isola.
Si pensa che sin dall'antichità fosse abitata per il ritrovamento
di un bronzetto nuragico, ma non è stato possibile effettuare
degli scavi perché, come ben noto è un parco regionale,
quindi protetto dall'Ente Parco. Procedendo
lentamente è facile distinguere le varie diramazioni della colonia
penale chiusa di recente e i resti del lazzaretto,
un antico ospedale dove venivano portati i malati aventi dei virus contagiosi.
|
|

La reale |
Da lontano si riesce ad intravedere una
villetta rosa, facilmente giudicabile comune da chi ignora la storia,
infatti quella fu l'abitazione dove Falcone
e Borsellino si riunirono per organizzare
un grande processo contro dei boss mafiosi.
Un altro edificio è curioso, quello dove risiedeva il pirata
Barbarossa, il grande re del mare,
conosciuto tramite una serie di favole; lì abitava insieme ad
un pastorello che aveva rapito, ma che non aveva sacrificato per le
grandi capacità intellettive che possedeva e si affezionò
talmente tanto che lo volle vicino a sè, facendolo diventare
suo figlio adottivo.
Dopo una buona mezz'ora di quella spiegazione, l'altoparlante cessò
definitivamente di emanare parole simili a sibili sussurrati.
Il traghetto, dopo aver visto gran parte dell'isola, fece "marcia
indietro", tornando a Cala d'Oliva, il villaggio dei pescatori.
Nessuno di noi era in grado di comprendere quello che ora diceva la
guida: il cervello captava i messaggi, ma non era capace di tradurli
per la "protesta" dello stomaco che si lamentava attraverso
dei brontolii: eravamo in una sorta di "coma mentale".
|
|
Mare-arenile
|
Dopo aver rifornito il nostro stomaco, anche
in eccesso, la guida ci fece visitare il villaggio, il quale era dotato
di una scuola, di una chiesa molto piccola e di una ventina di case,
scolorite, sembravano bianche, ma osservando con attenzione si distinguevano
frammenti di intonaco di vari colori: gialli, verdi, rosa e celesti.
Questo perchè gli abitanti del "paese", come già
accennato, erano pescatori e quando tornavano alle loro abitazioni,
dovevano avere un punto di riferimento su cui contare.
Ben presto, seguendo i passi della guida, ci trovammo lontani dal centro
abitato, diretti verso una spiaggia di cui non si vedeva neanche l'ombra,
ciò significava che era molto lontana.
Tra corse e saltelli, dopo aver percorso 2,5 Km dinanzi a noi si presentava
uno spettacolo unico e raro, una spiaggia le cui acque erano talmente
cristalline che una persona si poteva specchiare.
Qui esplose l'euforia dei ragazzi che subito si tolsero le scarpe per
mettere a mollo i piedi.
Sul bagnoasciuga si vedevano delle "alghe blu", subito tutti
incuriositi chiesero informazioni su quella specie rara di alghe, eh...si,
proprio rara!
O per meglio dire inesistente, infatti quegli "esseri" non
erano alghe, ma una specie di meduse chiamate velelle,
per la strana forma che avevano: nella parte superiore s'intravedeva
una specie di "pinna", simile ad una vela che serviva per
far spostare la medusa con la forza del vento.
|

Carcere |
Trascorsa mezz'ora dovemmo tornare al villaggio
per fare il giro in pullman.
Solo l'idea di dover ripercorrere 2,5 Km ci rendeva stanchi; nonostante
ciò seguimmo la guida. Numerose erano le lamentele, si vedeva
persino gente che si faceva portare sulle spalle da altre persone.
Durante questa lunga camminata avemmo tutto il tempo di fermarci, cosa
che facemmo, per osservare delle piante e delle pietre.
Arrivati al pullman ci rassegnammo e, quieti quieti, tendemmo l'orecchio
per ascoltare attentamente la spiegazione che si prospettava lunga e
noiosa.
Ben presto ci trovammo davanti alle varie diramazioni del carcere,
ognuna aveva il proprio nome.
Le più note sono quella di Tumbarinu,
dove venivano rinchiusi i pedofili, oggi sede di un centro di ornitologia
e quella di Fornelli ove stavano i boss mafiosi, i terroristi e i brigatisti.
Quest'ultima è stata costruita come colonia penale e solo negli
anni settanta è diventata un vero e proprio carcere.
Le celle erano per una o due persone al massimo.
Nel 1997 venne chiusa definitivamente; i detenuti vennero trasferiti.
Sotto grande richiesta di noi ragazzi la guida decise di raccontarci
la storia di Matteo Boe.
Matteo Boe
era un detenuto accusato di aver rapito nella Costa Smeralda un ragazzino
di nome Faruk.
Durante un'ora di permesso che avevano i prigionieri, per poter giocare
a calcio o a biliardino scappò, ad attenderlo sulla costa c'era
la moglie con un gommone che si diresse verso la Corsica.
Non venne fermato perchè il giorno c'erano delle prove della
Guardia Costiera e il suo gommone era uguale a quelli utilizzati per
le prove, anche perché la moglie era vestita da crocerossina.
Dopo un paio d'anni di latitanza nella vicina isola francese viene nuovamente
arrestato e trasferito nel carcere di Nuoro.
Tutti i ragazzi, sia chi già conosceva la storia e chi no, rimasero
affascinati e per un po’ di tempo si guardarono intorno meravigliati.
Il carcere, presente a Cala d'Oliva, era riservato esclusivamente ad
un mafioso conosciuto in tutta Italia: Totò
Riina.
Ora ad attirare la nostra attenzione furono delle cappelle costruite
dai prigionieri austroungarici della Prima Guerra Mondiale, una volta
scontata la pena.
Un ossario esisteva per essi, figuriamoci lo scalpore che destò
questo edificio in noi tutti, volevamo visitarlo.
Numerosi erano i forni sparsi dove si produceva della calce disinfettante
utilizzata nei lazzaretti.
Osservando bene s'intravedevano delle torri d'avvistamento, perché
come si sa l'Asinara è sempre stata un punto strategico per poter
osservare a est il Mediterraneo e a ovest la Spagna. Ai bordi della
strada c'erano anche dei cannoni che evidentemente si adoperavano nei
frequenti attacchi.
|
| 
Isola dell'Asinara
|
Ora, a "rapire" la nostra attenzione,
non erano più né il carcere, né il lazzaretto,
ma la fauna e la flora .
Ansiosamente attendevamo di vedere gli asinelli bianchi, gli animali
che caratterizzano l'isola.
U'altra volta provai la sensazione di essere catapultata in un altro
posto, ora però attraverso una macchina del tempo e mi trovavo
in un paradiso ove fauna e flora regnavano indisturbate.
Ogni tanto si intravedeva un'asinello
bianco da lontano, eccetto alcuni
che ci permisero di ammirarli da vicino; appaiono uguali alle illustrazioni
dei libri: bianchi per la mancanza di un pigmento, la melanina, con
occhi chiari e muso rosa e soprattutto molto riservati; certi avevano
delle ferite sul collo e per questo motivo tutti noi spaventati è
un po’ disgustati evitammo di guardarli, pensando a chissà
quali trattamenti fossero stati sottoposti, ma presto la guida ci spiegò
che gli animali feriti erano dei maschi ed erano reduci da delle lotte
amorose che avvenivano nella stagione degli amori.
|
| 
Cavalli selvatici
|
Altri animali che vedemmo, percorsi neanche
5 Km, furono dei cavalli selvatici,
che nonostante avessero le caratteristiche di qualsiasi altro cavallo,
inspiegabilmente ci attraevano.
|
|

Centaurea horrida |
Numerose furono le specie di piante che
vedemmo anche se solo di alcune riuscimmo a chiedere informazioni.
Quella che possedeva dei fiori bianchi era il Cisto;
una, somigliava alla Stella di Natale e si chiamava Euphorbia;
mentre la Ferula aveva una lunga spiga; ma una era la "regina",
la più importante: la Centaurea
Horrida, che conservava una forma
a cuscinetto per non disperdere l'acqua, apparentemente non interessante
ma ricca di storia; infatti tale specie risale a molti anni prima dell'esistenza
dell'uomo, precisamente all'età dei dinosauri.
Nonostante la Centaurea, conosciuta come Fiordaliso Spinoso, fosse molto
vecchia, non faceva lo stesso effetto di vedere un dinosauro, però
era lo stesso ricca di fascino.
|
|
Il
gabbiano corso
|
Ad interrompere la spiegazione furono degli
uccelli colorati, chiamati Gruccioni,
che esibivano il loro piumaggio in eleganti ed ordinati volteggi, simili
ad un valzer.
Nidificano in tunnel scavati da loro stessi e si nutrono di api, per
questo motivo vengono chiamati bee eaters (mangiatori di api).
Successivamente avemmo l'opportunità di osservare delle gazze
appoggiate su dei tralicci.
La storia narra che un detenuto, ne portò con sé una coppia
e una volta scontata la pena, liberò i volatili che si riprodussero.
Questo spiega la presenza di tali animali che non sono presenti né
in Sardegna, né in Corsica.
Gli ultimi animali che vedemmo furono dei gabbiani di due tipi: il primo
era il gabbiano Reale
e l'altro era il gabbiano Corso,
due animali che di primo impatto sembrano uguali, ma non è così;
il gabbiano Reale è il solito gabbiano con un piumaggio bianco
e a volte anche nero, con becco giallo avente una macchia rossa e le
zampe gialle; quello Corso ha il becco completamente rosso e le zampe
verdi.
|

Gazza (Pica pica) |
Una volta
terminato il giro nell'isola dovemmo tornare indietro per prendere il
traghetto e tornare a casa.
Ben presto il pullman era nei pressi di Arzachena e noi ragazzi eravamo
molto stanchi e assonnati.
Quando fummo arrivati iniziammo finalmente a rilassarci.
Non appena varcata la soglia di casa mia, tutti mi aggredirono chiedendo
come era stato il viaggio, ma io ero troppo stanca per rispondere e
così dopo aver salutato tutti, mi lasciai cullare da Morfeo che
mi portò in un mondo lontano e fantastico.
|
| |
|
|