Anno scolastico 2001-02

Gita all'isola dell'Asinara


Gita all'isola dell'Asinara
"da un tema svolto in classe da Maria Laura Pulzone"
classe I A

Isola dell'Asinara: cartina geografica
Asinara: cartina geografica

Tutto cominciò con il ti-ti-ti della sveglia, in fretta e furia corsi a prepararmi, anche se la tentazione di rimanere a letto era molto forte. Dieci minuti prima di recarmi alla fermata dei bus ero pronta e già iniziavo a comportarmi stranamente, sembravo un mulino a vento le cui pale non si fermano mai e continuano a produrre irrefrenabilmente energia; l’unica differenza era che io, oltre a "produrre" energia, producevo anche felicità ed euforia!
Successivamente, come se catapultata con gran velocità in un'altra epoca, mi trovavo nel pullman, il quale era già in movimento.
Trascorse due ore, il mezzo arrestò la corsa a Stintino, ove ci attendeva un traghetto diretto all'Asinara.

I partecipanti al viaggio erano all'incirca centoventi, ma ben presto si separarono in due gruppi: uno (nel quale c'ero anch'io), proseguì in traghetto, l'altro prese il pullman e si diresse in luoghi da noi impensabili.
Durante il percorso in traghetto ben poco si capì quello che disse la guida che disperatamente cercava di farci tacere e ascoltare; una cosa era certa, voleva che noi apprezzassimo quell'isola che tutti definivano un paradiso.
La storia narra che sia all'Asinara che all'Isola Piana, venne destinato il nome di Insula Herculis. Le possibili origini di questo nome sono due: la prima parla del contatto dei Fenici con queste isole le quali sarebbero state dedicate al dio Melqart, conosciuto dai Greci come Eracle e dai Romani come Ercole.
Con il passare del tempo solo all'Asinara è stato riservato tale nome che, avendo subito numerose variazioni, è diventato quello di ora.

Isola dell'Asinara
Isola dell'Asinara

Si pensa che l'isola si chiami con il nome attuale per la presenza degli asinelli bianchi endemici, invece l'origine di questa nominazione è dovuta alla forma delle sue coste, infatti il termine Asinara deriva da Sinuara, che significherebbe insinuosa.
L'isola non è molto grande, si estende per 52Km in lunghezza e 6 Km in larghezza.

Cala d'oliva
Cala d'oliva

Numerose sono le calette presenti, le più importanti sono: Cala Sabina, chiamata così in onore di una ragazza rapita dai pirati; Cala Barche Napoletane conosciuta così perché lì vi facevano scalo le Barche provenienti da Napoli, Cala Reale nata per una serie di ospedaleti; Cala dei Detenuti, così soprannominata perché in estate i prigionieri in quel posto si rinfrescavano e Cala d'Oliva importante perché è l'unico piccolo villaggio presente nell'isola.
Si pensa che sin dall'antichità fosse abitata per il ritrovamento di un bronzetto nuragico, ma non è stato possibile effettuare degli scavi perché, come ben noto è un parco regionale, quindi protetto dall'Ente Parco.
Procedendo lentamente è facile distinguere le varie diramazioni della colonia penale chiusa di recente e i resti del lazzaretto, un antico ospedale dove venivano portati i malati aventi dei virus contagiosi.

la reale
La reale

Da lontano si riesce ad intravedere una villetta rosa, facilmente giudicabile comune da chi ignora la storia, infatti quella fu l'abitazione dove Falcone e Borsellino si riunirono per organizzare un grande processo contro dei boss mafiosi.
Un altro edificio è curioso, quello dove risiedeva il
pirata Barbarossa, il grande re del mare, conosciuto tramite una serie di favole; lì abitava insieme ad un pastorello che aveva rapito, ma che non aveva sacrificato per le grandi capacità intellettive che possedeva e si affezionò talmente tanto che lo volle vicino a sè, facendolo diventare suo figlio adottivo.
Dopo una buona mezz'ora di quella spiegazione, l'altoparlante cessò definitivamente di emanare parole simili a sibili sussurrati.
Il traghetto, dopo aver visto gran parte dell'isola, fece "marcia indietro", tornando a Cala d'Oliva, il villaggio dei pescatori.
Nessuno di noi era in grado di comprendere quello che ora diceva la guida: il cervello captava i messaggi, ma non era capace di tradurli per la "protesta" dello stomaco che si lamentava attraverso dei brontolii: eravamo in una sorta di "coma mentale".

mare-arenile
Mare-arenile

Dopo aver rifornito il nostro stomaco, anche in eccesso, la guida ci fece visitare il villaggio, il quale era dotato di una scuola, di una chiesa molto piccola e di una ventina di case, scolorite, sembravano bianche, ma osservando con attenzione si distinguevano frammenti di intonaco di vari colori: gialli, verdi, rosa e celesti.
Questo perchè gli abitanti del "paese", come già accennato, erano pescatori e quando tornavano alle loro abitazioni, dovevano avere un punto di riferimento su cui contare.
Ben presto, seguendo i passi della guida, ci trovammo lontani dal centro abitato, diretti verso una spiaggia di cui non si vedeva neanche l'ombra, ciò significava che era molto lontana.

Tra corse e saltelli, dopo aver percorso 2,5 Km dinanzi a noi si presentava uno spettacolo unico e raro, una spiaggia le cui acque erano talmente cristalline che una persona si poteva specchiare.
Qui esplose l'euforia dei ragazzi che subito si tolsero le scarpe per mettere a mollo i piedi.
Sul bagnoasciuga si vedevano delle "alghe blu", subito tutti incuriositi chiesero informazioni su quella specie rara di alghe, eh...si, proprio rara!
O per meglio dire inesistente, infatti quegli "esseri" non erano alghe, ma una specie di meduse chiamate
velelle, per la strana forma che avevano: nella parte superiore s'intravedeva una specie di "pinna", simile ad una vela che serviva per far spostare la medusa con la forza del vento.

carcere
Carcere

Trascorsa mezz'ora dovemmo tornare al villaggio per fare il giro in pullman.
Solo l'idea di dover ripercorrere 2,5 Km ci rendeva stanchi; nonostante ciò seguimmo la guida. Numerose erano le lamentele, si vedeva persino gente che si faceva portare sulle spalle da altre persone.
Durante questa lunga camminata avemmo tutto il tempo di fermarci, cosa che facemmo, per osservare delle piante e delle pietre.
Arrivati al pullman ci rassegnammo e, quieti quieti, tendemmo l'orecchio per ascoltare attentamente la spiegazione che si prospettava lunga e noiosa.
Ben presto ci trovammo davanti alle varie diramazioni del
carcere, ognuna aveva il proprio nome.
Le più note sono quella di
Tumbarinu, dove venivano rinchiusi i pedofili, oggi sede di un centro di ornitologia e quella di Fornelli ove stavano i boss mafiosi, i terroristi e i brigatisti.
Quest'ultima è stata costruita come colonia penale e solo negli anni settanta è diventata un vero e proprio carcere.
Le celle erano per una o due persone al massimo.
Nel 1997 venne chiusa definitivamente; i detenuti vennero trasferiti.
Sotto grande richiesta di noi ragazzi la guida decise di raccontarci la storia di Matteo Boe.
Matteo Boe era un detenuto accusato di aver rapito nella Costa Smeralda un ragazzino di nome Faruk.
Durante un'ora di permesso che avevano i prigionieri, per poter giocare a calcio o a biliardino scappò, ad attenderlo sulla costa c'era la moglie con un gommone che si diresse verso la Corsica.
Non venne fermato perchè il giorno c'erano delle prove della Guardia Costiera e il suo gommone era uguale a quelli utilizzati per le prove, anche perché la moglie era vestita da crocerossina.
Dopo un paio d'anni di latitanza nella vicina isola francese viene nuovamente arrestato e trasferito nel carcere di Nuoro.
Tutti i ragazzi, sia chi già conosceva la storia e chi no, rimasero affascinati e per un po’ di tempo si guardarono intorno meravigliati.
Il carcere, presente a Cala d'Oliva, era riservato esclusivamente ad un mafioso conosciuto in tutta Italia:
Totò Riina.
Ora ad attirare la nostra attenzione furono delle cappelle costruite dai prigionieri austroungarici della Prima Guerra Mondiale, una volta scontata la pena.
Un ossario esisteva per essi, figuriamoci lo scalpore che destò questo edificio in noi tutti, volevamo visitarlo.
Numerosi erano i forni sparsi dove si produceva della calce disinfettante utilizzata nei lazzaretti.
Osservando bene s'intravedevano delle torri d'avvistamento, perché come si sa l'Asinara è sempre stata un punto strategico per poter osservare a est il Mediterraneo e a ovest la Spagna. Ai bordi della strada c'erano anche dei cannoni che evidentemente si adoperavano nei frequenti attacchi.

Isola dell'Asinara
Isola dell'Asinara

Ora, a "rapire" la nostra attenzione, non erano più né il carcere, né il lazzaretto, ma la fauna e la flora .
Ansiosamente attendevamo di vedere gli asinelli bianchi, gli animali che caratterizzano l'isola.
U'altra volta provai la sensazione di essere catapultata in un altro posto, ora però attraverso una macchina del tempo e mi trovavo in un paradiso ove fauna e flora regnavano indisturbate.
Ogni tanto si intravedeva un'
asinello bianco da lontano, eccetto alcuni che ci permisero di ammirarli da vicino; appaiono uguali alle illustrazioni dei libri: bianchi per la mancanza di un pigmento, la melanina, con occhi chiari e muso rosa e soprattutto molto riservati; certi avevano delle ferite sul collo e per questo motivo tutti noi spaventati è un po’ disgustati evitammo di guardarli, pensando a chissà quali trattamenti fossero stati sottoposti, ma presto la guida ci spiegò che gli animali feriti erano dei maschi ed erano reduci da delle lotte amorose che avvenivano nella stagione degli amori.

Cavalli selvatici
Cavalli selvatici

Altri animali che vedemmo, percorsi neanche 5 Km, furono dei cavalli selvatici, che nonostante avessero le caratteristiche di qualsiasi altro cavallo, inspiegabilmente ci attraevano.

Centaurea horrida
Centaurea horrida

Numerose furono le specie di piante che vedemmo anche se solo di alcune riuscimmo a chiedere informazioni.
Quella che possedeva dei fiori bianchi era il Cisto; una, somigliava alla Stella di Natale e si chiamava
Euphorbia; mentre la Ferula aveva una lunga spiga; ma una era la "regina", la più importante: la Centaurea Horrida, che conservava una forma a cuscinetto per non disperdere l'acqua, apparentemente non interessante ma ricca di storia; infatti tale specie risale a molti anni prima dell'esistenza dell'uomo, precisamente all'età dei dinosauri.
Nonostante la Centaurea, conosciuta come Fiordaliso Spinoso, fosse molto vecchia, non faceva lo stesso effetto di vedere un dinosauro, però era lo stesso ricca di fascino.

Gabbiano corsoIl gabbiano corso

Ad interrompere la spiegazione furono degli uccelli colorati, chiamati Gruccioni, che esibivano il loro piumaggio in eleganti ed ordinati volteggi, simili ad un valzer.
Nidificano in tunnel scavati da loro stessi e si nutrono di api, per questo motivo vengono chiamati bee eaters (mangiatori di api).
Successivamente avemmo l'opportunità di osservare delle
gazze appoggiate su dei tralicci.
La storia narra che un detenuto, ne portò con sé una coppia e una volta scontata la pena, liberò i volatili che si riprodussero.
Questo spiega la presenza di tali animali che non sono presenti né in Sardegna, né in Corsica.
Gli ultimi animali che vedemmo furono dei gabbiani di due tipi: il primo era il
gabbiano Reale e l'altro era il gabbiano Corso, due animali che di primo impatto sembrano uguali, ma non è così; il gabbiano Reale è il solito gabbiano con un piumaggio bianco e a volte anche nero, con becco giallo avente una macchia rossa e le zampe gialle; quello Corso ha il becco completamente rosso e le zampe verdi.

gazza
Gazza (Pica pica)

Una volta terminato il giro nell'isola dovemmo tornare indietro per prendere il traghetto e tornare a casa.
Ben presto il pullman era nei pressi di Arzachena e noi ragazzi eravamo molto stanchi e assonnati.
Quando fummo arrivati iniziammo finalmente a rilassarci.
Non appena varcata la soglia di casa mia, tutti mi aggredirono chiedendo come era stato il viaggio, ma io ero troppo stanca per rispondere e così dopo aver salutato tutti, mi lasciai cullare da Morfeo che mi portò in un mondo lontano e fantastico.

 

 

 
bay Maria Laura
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