| L'EDITORIALE
L'autonomia decapitata
Il
momento attuale della Scuola è difficile: "La
bussola va impazzita all’avventura e il calcolo
dei dadi più non torna".
Fermenti e insofferenze sono manifesti in tutti coloro
che, a vario titolo vi operano. Aspettative deluse,
ansie soffocate, agitazioni sindacali nate già
abortite caratterizzano la vita scolastica. Questo
mondo, nonostante tutto, si muove, impegna i ragazzi
in attività più dinamiche, costruisce
percorsi mirati per non escludere alcuno dal diritto
alla crescita umana e culturale, si sforza di coinvolgere
gli utenti.. Nessuna istituzione o ente ha mai consentito
che gli stessi entrassero di diritto a far parte dei
propri organismi decisionali.
Nella Scuola i genitori sono presenti all'interno
dei Consigli di classe e del Consiglio d’Istituto,
in altre parole nel suo “parlamento",
con il massimo “potere"
e concorrono a determinarne la Politica. E se l'operato
di tali organismi non è sempre chiaramente
colto da tutti, questo si deve alla mancanza di un’appropriata
conoscenza dei meccanismi legislativi che ne regolano
il funzionamento.
Non va trascurato, inoltre, che qualsiasi cambiamento
è fortemente condizionato dalla disponibilità
di risorse economiche. Ogni innovazione, infatti,
ha bisogno di strutture nuove e adeguate ai tempi,
di fondi certi e tempestivi, fin dalla fase di programmazione
e commisurati alle iniziative che s'intraprendono
per migliorare la qualità della proposta educativa.
Gli enti, cui ora fa capo la Scuola, devono contribuire
a fare di essa il fulcro della società civile.
Questo, oggi, non sempre accade.
Lo Stato elargisce ampia autonomia nelle responsabilità
e, nello stesso tempo, riduce i fondi del 70%; limita
la spesa, bloccandola al tetto massimo di qualche
anno fa; affida all'istituzione scolastica l'onere
della ricerca dei fondi - anche con sponsorizzazioni
- che non sono affatto facili da reperire.
Possiamo, in ogni modo, essere orgogliosi per i risultati
ottenuti con l'impegno profuso in tal senso dalla
nostra Scuola.
Abbiamo ricevuto il massimo dei contributi dal Ministero
(vedasi Lingua 2000, pubblicazione del libro "Un
mare dì vita"), dalla Provincia e riponiamo
fiducia nei fondi europei.
Ci siamo attivati anche nel sollecitare le istituzioni
a noi più vicine.
Si deve costatare, però, che l'entusiasmo spesso
si smorza davanti a tante difficoltà, al malumore
e all'incertezza che serpeggia in buona parte della
classe docente.
Scompaiono la scuola elementare e media: al loro posto
nasce quella di base.
I docenti delle medie passeranno in parte alle superiori,
se troveranno spazio, in parte a quelle che oggi sono
le elementari. Essi, a buon motivo, sono preoccupati
e disorientati per la mancanza di certezze e di punti
di riferimento. E molti insegnanti meditano seriamente
di anticipare il pensionamento, lasciando il posto
ai giovani, sempre meno entusiasti !
Un massiccio esodo depaupera la Scuola di quella professionalità
acquisita con l'esperienza, l'impegno quotidiano,
l'aggiornamento costante. Va riqualificata la professione,
vanno individuati sistemi più rapidi ed efficaci
di assunzione e di sistemazione, vanno creati incentivi
economici che garantiscono dignità e, nel
contempo, attrazione verso la professione docente.
Oggi un professore per trovare una sistemazione deve
attendere circa dieci anni, peregrinando di mese in
mese, di supplenza in supplenza, senza poter partecipare
alla fase iniziale del lavoro scolastico, allorquando
si pongono le basi di un'attività collegiale
nella classe. E se anche vi partecipa, dopo qualche
giorno è costretto ad andare via, sostituito
da un altro, con diverse idee, diverse impostazioni,
diversi metodi, diverse capacità relazionali.
Punto e a capo!
Speranza e fiducia, comunque, non ci abbandonano.
Agettino Benedetto
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