Lo stazzo e le sue tradizioni

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La vendemmia negli stazzi galluresi

Piccola vigna per la produzione del vinoAnticamente la vendemmia ("bibenna") era anche un' occasione per riunirsi e far festa.
Gli abitanti degli stazzi vicini si recavano di buon mattino alla vigna. Tagliavano i grappoli d'uva e li sistemavano in grosse casse che poi venivano trasportate dal carro a buoi alla cantina dove avveniva la pigiatura. L'uva veniva pestata con i piedi e il mosto insieme ai raspi veniva messo a fermentare in grosse casse
(“lu laccu”). Le donne preparavano il pranzo e allora ci si riuniva a mangiare e a chiacchierare. Non mancavano i bambini ai quali veniva affidato qualche incarico, ma questi finivano per mangiare l'uva migliore. Il divertimento maggiore per i bambini era rincorrere il carro a buoi, quando carico di cassette procedeva a stento. Naturalmente se la vigna era molto grande la vendemmia si protraeva per piu giorni. I vitigni che venivano coltivati maggiormente ad Arzachena erano: il Vermentino, il Moscato (lu “Muscateddu"), lu "Muscatiddoni", lu "Ritaddatu", con i quali si producevano vini bianchi dolci. Se il vino si voleva rendere frizzante si "filtrava". Il procedimento consisteva nel mettere il mosto in una specie di sacco "lu filtru" costruito appositamente per il vino. Il mosto scendeva goccia a goccia in un recipiente, poi veniva messo in bottiglie e conservato per le occasioni di festa. Si otteneva così il "Vermentino filtrato" o "lu Muscateddu" (vini dolci da dessert). Dalle uve nere (Pascali di Cagliari, Malaga, Caricaggjola) si produceva il vino rosso da tavola. Ogni stazzo possedeva una piccola vigna per la produzione del vino e dell'uva da tavola. I vitigni più coltivati in Gallura erano: Pascali di Cagliari, Malaga, Caricaggjola, che davano degli ottimi vini rossi. Vermentino e Moscato davano ottimi vini bianchi. Muscatiddoni, Perlona, lu Ritaddatu erano uve bianche da tavola.

Un piccolo orto - giardino dove si coltivavano vari alberi da frutta

Lo stazzo oltre la vigna possedeva anche un piccolo orto - giardino dove si coltivavano vari alberi da frutta, per avere frutta in tutte le stagioni. Nella foto vediamo il giardino dello stazzo ormai incolto. Alcuni alberi, però danno ancora frutto: tra questi i fichi che sono senz'altro gli alberi più longevi.

Ogni stazzo aveva il suo alveare, per la produzione del miele, che era un componente fondamentale in molti piatti e dolci (cucciuleddi, niuleddi, casgiulati, friscioli, mazza frissa, casgiu furriato, uriglietti, brocciu e meli).

Due alveari ormai inutilizzati Nella foto due alveari ("li bugni") ormai inutilizzati.
"Li bugni" in genere erano sistemati a ridosso di un muro, in una zona soleggiata.
Scheletri di alcuni ginepri

Durante l'incendio del 1° agosto 1989, una parte della rigogliosa vegetazione dello stazzo è stata purtroppo distrutta.


Nella foto gli scheletri di alcuni ginepri.

Un esemplare di Phillirea angustifoglia (litarru), incastonato nelle rocce granitiche

Le piante della macchia mediterranea si adattano a vivere anche fra gli anfratti delle rocce.

Il nostro piccolo fotografo è riuscito a cogliere un esemplare di "Phillirea angustifoglia" ("litarru"), incastonato nelle rocce granitiche.

 

 

 

 

Nel territorio dello stazzo "Pilastru" si trovano numerosi esemplari di olivastro

Olivastro (uddastru)

Olea Oleaster
Nome italiano: Olivastro.
Nome in vernacolo
“Uddastru”.
Descrizione: L'ulivo ha un tronco cilindrico, bruno, irregolare, spesso contornato e cariato negli esemplari vecchi. La corteccia è grigia, spesso coperta di licheni. Ha rami folti, le foglie sono lanceolate ovali, persistenti, opposte, coriacee di colore verde glauco. I fiori bianchi e poco appariscenti sono riuniti in grappoli all'ascella delle foglie, sbocciano da aprile a giugno. Il frutto è una drupa oleosa, ovale, verde prima e poi nera a maturita.
Habitat: L’olivastro è una pianta tipica delle regioni mediterranee. L'albero più vecchio d’Italia è proprio un olivastro e si trova in Gallura .

 

Il più vecchio albero d'Italia che si trova in localita Canaili-San Nicola in territorio di Luras: si tratta di un gigantesco olivastro (olea oleaster) dalla circonferenza di 11 m e 80 cm e dall’altezza di 14 m

 

 

 

 

 

Il più vecchio albero d'Italia si trova in localita Canaili-San Nicola in territorio di Luras: si tratta di un gigantesco olivastro (olea oleaster) dalla circonferenza di 11 m e 80 cm e dall’altezza di 14 m. Trattandosi di una specie ad accrescimento assai lento, gli esperti ritengono che questo "patriarca verde" abbia impiegato qualcosa come 2-3000 anni per raggiungere le attuali impressionanti dimensioni. Sotto la sua folta, protettiva chioma verde, che si estende per 23 m, trova riparo dal sole e dalla pioggia un intero gregge di pecore.
Sorprendentemente nonostante "la scarsa densità e la mancanza di vigore delle foreste sarde" si trovano molti di questi
"monumenti verdi" sparsi qua e là per l'isola scampati per secoli, quando non per millenni al fuoco e alla scure con una resistenza che ha del miracoloso.
Un magnifico esemplare di ginepro: Juniperus communis (Nibbaru) Juniperus communis L.
Nome italiano: Ginepro comune
Nome in vernacolo:
Nibbaru
Descrizione: cespuglio ramificato o albero.
Foglie aghiformi, rigide, pungenti, con una striscia bianca.
Fioritura: febbraio-giugno.
Usi: è usato in Etnoiatria (medicina popolare) e nelle industrie mobilificie..
Inoltre le sue bacche sono utilizzate per la preparazione del gin e per insaporire carni insaccate.
Negli stazzi il legno di ginepro, veniva utizzato per costruire le travi di sostegno del tetto e i cancelli
(“jachi”). Il ginepro è un legno molto resistente, infatti, a distanza di tanti anni, sia le travi che i cancelli sono rimaste in perfette condizioni.
Veduta di alcune tanche dello stazzo, usate per far pascolare il bestiame Veduta di alcune "tanche" dello stazzo, usate per far pascolare il bestiame. Da notare i muretti a secco costruiti in pietra non squadrate, senza l'uso di malta o cemento. I muretti sono numerosissimi in gallura, per delimitare i confini di proprietà, ma costruiti anche all'interno di uno stesso stazzo per impedire che il bestiame, un tempo allo stato brado, sconfinasse nei terreni adibiti alle varie coltivazioni.
Un vecchio aratro che anticamente veniva utilizzato per arare la terra trainato dai buoi "Il riposo del guerriero"!
Nella foto vediamo un vecchio aratro che anticamente veniva utilizzato per arare la terra trainato dai buoi, ora riposa, dopo anni di lavoro, sulle rocce granitiche di uno stazzo gallurese.
Un vecchio carro

Anticamente quando non esistevano ancora le macchine, uno dei mezzi di trasporto più usato era il carro trainato dai buoi.

Nella foto un vecchio carro.
Una vecchia seminatrice Nella foto una vecchia seminatrice
Particolare della seminatrice Particolare della seminatrice
Alcuni esemplari di vitelle al pascolo

Oggi la casa dello stazzo di pilastru non è più abitata stabilmente; la vigna, l'orto, il giardino, come abbiamo potuto notare, sono improduttivi.
I campi non vengono più seminati a grano; si semina invece, il foraggio per il bestiame. Nello stazzo è, infatti, presente un moderno allevamento di mucche da carne selezionate di razza
"cherolaise".

 

 

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