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Il nome dello stazzo deriva
dalla presenza di numerose piante di pero selvatico, in gallurese
"pilastru".
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L'entrata principale della
vecchia casa dello stazzo è riquadrata in granito,
che si nota appena, perchè imbiancata con calce, come
tutta la casa. Da notare la porta a vetri con gli sportelli
("li pultitti"),
che si richiudevano dall'interno.
Ai lati della porta si intravvedevano due panche in granito
("li stradi).
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Anche la finestra come
la porta è riquadrata in granito ed ha gli sportelli
che si chiudono dall'interno "li
pultitti".
Generalmente lungo la casa erano sistemate delle panche in
granito (in gallurese "stradi")
per sedersi al fresco durante la stagione estiva o per riposarsi. |
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Nella foto: "una
strada" in granito a fianco
dell'ingresso principale della casa. |
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Da notare anche la facciata,
in granito, imbiancata.
Negli stazzi infatti si usava imbiancare con la calce sia
i muri che le travi del tetto, realizzate in ginepro. Anche
il camino, all'interno della casa, veniva dipinto.
In genere questi "lavori di manutenzione" si facevano
in primavera, in occasione della Pasqua. |
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Il grano appena tagliato
veniva disposto all'interno dell'aia ("lu
rotu") che in genere aveva
una certa pendenza.
Dopo, venivano fatti passare sopra il grano un cavallo, un
asino o un bue, in modo da separare il grano dalla paglia.
Il grano veniva poi messo dentro "lu
cascioni", che era una grande
cassapanca, mentre la paglia veniva messa nelle grotte che
in genere si trovavano intorno a "lu
rotu" |
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Nella foto il muro esterno dell'aia
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Nella foto il muro interno dell'aia |
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Verso i primi anni del
1900, la trebbiatura del grano non si faceva più
a mano ma con le macchine.
Nella foto una vecchia trebbia |