Lo stazzo e le sue tradizioni

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Lo stazzo

Lo stazzo, fulcro e cellula prima della vita in campagna, comprende la casa e un numero congruo di tanche, impiegate a rotazione per l'agricoltura e la pastorizia. Un determirnato gruppo di stazzi, forma la cussogghja. Ogni stazzo ha la sua fonte per le persone e il pozzo per abbeverare gli animali. La casa stazzo è formata da ambienti diversi per accogliere la famiglia, quasi sempre patriarcale, l'ospite e il mendicante. Altra parte è destinata a derrate e provviste. Non distante esiste il rifugio per gli animali. La cucina, l'appusentu (la camera da letto), lu pinnenti (lo sgabuzzino), la zidda (il focolare), lu furru (il forno); e poi lu salconi (la baracca per custodire i capretti), la saurra (recinto per i maiali), lu puddagghju (per le galline); ecco alcuni nomi fra i tanti per indicare la distribuzione degli spazi nelle case campestri e negli annessi. Nella casa gli arredi e i mobili sono semplici e pratici: la banca (tavolo), la cagghjna e l'uppu (recipiente in legno per l'acqua e mestolo in sughero), lu bauconi (specie di divano), la cridenza (la credenza), l'incanicciato (il graticcio), la festina (fusto di vecchio ginepro, i tronconi dei rami venivano usati per appendere), lu balastragghju (armadio da cucina).
Ma lo studio più accurato va fatto sull'uomo di Gallura, con i suoi pregi e difetti perchè sia possibile capire per quale motivo ha distribuito così il suo territorio, perchè ha realizzato così la sua casa come ha inventato la sua lingua. L'uomo di Gallura è guidato da valori ben precisi nei quali crede, basta accennare al valore della solidarietà che viene come istituzionalizzata in forme ben determinate e da tutti rispettate, anche se non esiste un codice scritto. La punitura è praticamente come chiedere interventi finanziari ad una banca senza dover restituire i capitali o pagare gli interessi.
Il danneggiato nel gregge o in altri beni chiede e in poco tempo avrà quel che ha perduto o quanto gli è necessario.
La manialia: la manialia è l'intervento di tutte le pensone valide, atte ad assicurare un lavoro che il singolo non potrebbe sostenere, sia per la fatica e sia per le spese necessarie a realizzarlo. I grandi momenti della vita, la nascita, il matrimonio, la morte, sono accompagnati da riti complessi e solenni, da usanze precise, che superano il cerimoniale strettamente religioso.
L'istituto della famiglia è legato al sistema patriarcale e gli anziani vi svolgono il ruolo di educatori e di custodi delle tradizioni da perpetuare nei giovani. Il lavoro è legato ai cicli della natura e si basa essenzialmente sull'agricoltura e sulla pastorizia, con il supporto rilevante della caccia e dell'apicoltura; l'autonomia e lo scambio di diversi prodotti costituiscono la linea portante di un' economia spesso povera, non mai misera. Merita giusta attenzione il modo di nutrirsi e la qualità dei cibi della gente di Gallura. La base di ogni pasto è il pane quello pronto, e di semplice fattura:
lu Cocchu illa zidda (focaccia, spesso azzima cotta sotto la cenere del focolare); il vitto ordinario è essenziale ed elabora i prodotti tipici dello stazzo; gli arrosti di porcetto, agnello, capretto. la rivea (coratella di agnello o capretto arrostita) la carne lessa e il brodo, la suppa, la mazza frissa,lu casgiu furriatu, l'ociu casgiu, fai e laldu, lu miciuratu e vari tipi di formaggi: la pischedda, li buttoni, lu casgiu ruzzu, lu casgiu fràcicu.

Le notizie sullo stazzo sono tratte dal libro di Don Nanni Columbano Rum:
"La Gallura, persone, storie e fatti"
Edizioni Della Torre
Cagliari 1988.

 

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