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Chi percorre il territorio del comune
di Arzachena viene attratto in primo luogo, dalla singolarità
di forme bizzarre delle rocce granitiche sulle quali gli agenti
atmosferici modellano i caratteristici profili frastagliati.
Al loro interno, inoltre, per particolari fenomeni di degradazione,
sia fisici che chimici, cominciati dal basso verso l'alto
e dall'esterno verso l'interno, le rocce vengono lentamente
indebolite ed erose fino a creare disfacimenti dei nuclei
e conseguenti stacchi; tale processo dà origine a cavità
naturali, più o meno ampie che, tutt'ora spesso utilizzate
come stalle e ripostigli, hanno costituito a seconda della
disponibilità dello spazio offerto, abitazioni o tombe
dell'uomo preistorico. Tali cavità sono dette
"tafoni". |

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Queste maestose rocce si trovano a poca distanza
dalla casa dello stazzo e venivano usate come "frigorifero
naturale" per la conservazione delle provviste, ma anche
come riparo per animali e persone. Neppure lo scultore più
bravo riuscirebbe a realizzare questa stupenda opera che raffigura
tafoni naturali che, recintati dall'uomo, servivano come ricovero
per gli animali o come frigorifero per le provviste. |

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Particolare della vegetazione nata sulla teggja.
Sembra impossibile che anche un giovane
ginepro possa nascere fra le rocce. |

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I fili della corrente elettrica contrastano
con la bellezza del paesaggio. Noi preferiamo ammirare lo
splendore delle rocce e della vegetazione e, andando indietro
nel tempo, ripensiamo al periodo in cui negli "stazzi"
ci si riuniva, nelle lunghe serate invernali, a parlare a
lume di candela.
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Uno stupendo tafone denominato dagli abitanti
dello stazzo "la conca frisca". |
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Particolare de "la conca
frisca" |
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Grotta naturale |

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Grotta naturale utilizzata come deposito
di granaglie.
Notare la parte costruita dall'uomo, sotto la roccia naturale.
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Particolare del muro in pietra, realizzato
sotto le rocce naturali, usate durante la II guerra mondiale
come rifugi.
Da notare la trave in ginepro, ancora perfettamente intatta.
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L'interno del rifugio |
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Riparo sotto roccia usato come ricovero per
gli animali o come deposito per le provviste. |
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Ingresso di un riparo sotto roccia, usato
durante il periodo della II guerra mondiale come rifugio in
caso di bombardamenti. |
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"La crina": il recinto
dove si allevava il maiale ("lu
mannali"). |
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La parte esterna del recinto. |
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"Li laccuni",
vaschette in granito utilizzate per mangiatoie dei maiali,
all'interno della "crina". |
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Un particolare del portello utilizzato
per far uscire i capretti all'esterno del riparo. |
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"Lu accili",
uno spazio recintato dove si riunivano le mucche per averle
sotto controllo in determinate situazioni (per le vaccinazioni
o per la nascita dei vitelli), oppure per distribuire loro
il fieno. |
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Il forno ("lu vurru"),
ormai inutilizzato e ricoperto dai rovi.
Tutti gli stazzi galluresi avevano il forno a legna, che veniva
utilizzato per cuocere il pane e altri cibi. |