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Il pane
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Anticamente tutte le famiglie
preparavano il pane in casa. Ogni volta che si faceva il pane
si lasciava una pagnottella di pasta cruda. |
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Quando si doveva rifare il pane
si prendeva la pagnottella ("matrica")
e si faceva sciogliere in un catino o in una ciotola con acqua
tiepida, poi si aggiungeva la farina e si faceva un impasto
abbastanza morbido. Si copriva con un lenzuolo e si lasciava
lievitare tutta la notte, perchè questo lavoro si faceva
la sera. |
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La mattina all'alba si metteva
la farina sul tavolo e si impastava aggiungendo "la
matrica" con l'acqua tiepida-salata. Poi si lavorava
bene ("suichia") si
faceva una grossa palla e si metteva al centro del tavolo.
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In seguito si tagliavano dei
pezzi, si lavoravano bene, si dava la forma del pane ("appanià"),
si metteva a lievitare sul letto sopra un lenzuolo pulito,
si copriva con un altro lenzuolo, con coperte e si lasciava
lievitare anche per ore. |
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Nel frattempo si preparava il
forno a legna ("Lu vurru"); |
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quando il pane era lievitato
si infornava ("infurrà"). |
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Quando il pane prendeva un bel
colore dorato si toglieva dal forno con una pala di legno.
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Si puliva dalla cenere che si
era attaccata al fondo, si metteva dentro un grande cesto
("colbula") ricoperto
da un lenzuolo, si copriva con un altro lenzuolo e una coperta
in modo che non si indurisse in fretta, perchè, doveva
durare almeno una settimana. |
Anticamente il pane non si
faceva con il lievito di birra, ma con la "matrica".
La matrica si scioglieva in acqua tiepida, dentro una ciotola.
Quindi si aggiungeva della farina sino a ottenere un impasto
non troppo solido. Si lasciava riposare coperto per tutta
la notte. Di buon mattino "la matrica", ormai
lievitata si aggiungeva alla farina disposta a fontana,
su un tavolo. Si aggiungeva acqua tiepida salata e si impastava.
Si lavorava energicamente. Questo lavoro era molto faticoso
e, in genere, veniva svolto da più persone. Il pane
veniva messo su un letto, coperto da un telo bianco apposito
e da alcune coperte. Questa operazione richiedeva alcune
ore. Quando la pasta era ben lavorata, le si dava la forma
desiderata e il pane così ottenuto si metteva a lievitare.
Intanto bisognava preparare il forno. Il forno veniva acceso
con legna ben secca e fine. Si doveva aggiungere legna finchè
l'interno del forno non avesse assunto una colorazione bianca.
A questo punto veniva pulito dalla brace con una scopa "lu
scupili", realizzata con rami di cisto o di
lentisco freschi. Il pane, ormai cotto, veniva messo in
grossi canestri ("la colbula").
Una
piccola pagnotella ("la matrica")
veniva conservata per far lievitare il pane, la volta successiva.
Il pane all'interno del forno assumeva una bella colorazione
dorata.
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"Lu pani budditu"
(Il pane delle feste)
Per
le feste più importanti, si preparava un pane speciale
sia per le forme molto più elaborate del pane giornaliero,
sia per il procedimento.
Ingredienti:
Lievito,
farina di grano tenero,
sale,
semola.
semola.
Procedimento
Si lavorava la farina con il lievito, l'acqua
tiepida e il sale fino a ottenere una pasta consistente. Si dava
al pane una forma diversa dal solito: cuori, ghirlande, trecce,
bamboline, scalette. Queste forme si decoravano con piccoli pezzi
di pasta a forma di fiori e foglie. Appena il pane era lievitato,
s'immergeva per alcuni secondi in acqua bollente e servendosi
di una capace schiumarola (trudda
paltusata), si toglieva dall'acqua,
si poggiava il fondo del pane su una superficie piana cosparsa
di semola, affinchè non si attaccasse.
Infine si infornava nel forno a legna ben caldo. Il risultato
era sorprendente! Il pane ottenuto era lucido e bellissimo, sembrava
opera di un bravo scultore. Ma le nostre nonne avevano senz'altro
un talento artistico e lo possiamo dedurre dalle loro produzioni
(pane, dolci, tessuti).
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