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Il calendario gallurese
In Gallura l'inizio d’anno coincideva con
l'inizio dell'anno agrario (settembre in gallurese si chiama Capidannu).
Alle prime piogge autunnali i terreni venivano preparati per le
semine.Un altro mese che lega il suo nome alle attività
agrarie è luglio che in gallurese è nominato
Agliola(=aia), il luogo dove avveniva la trebbiatura del
grano.
Ghjinnaggju, Friagghju, Malzu, Abrili, Magghju,
Austu, sono i nomi degli altri mesi, gli altri si riferiscono
a festività religiose: Santi Ghaini
= San Gavino, Sant'Andria = Sant'Andrea; Natali e corrispondono
ai mesi di ottobre, novembre e dicembre di antichissima origine
pagana è la denonimazione del mese di giugno chiamato "Lampata”
che ricorda l'usanza di accendere grandi fuochi all'aperto, durante
questo mese, in occasione della festa di San Giovanni.
Ogni mese dell’anno aveva la sua festa,
i suoi lavori, le sue tradizioni.
| Ghjinnaggju...............................
|
gennaio |
| Friagghju...................................
|
febbraio |
| Malzu......................................... |
marzo |
| Abrili.......................................... |
aprile |
| Magghju.....................................
|
maggio |
| Lampata..................................... |
giugno |
| Agliola........................................
|
luglio |
| Austu.......................................... |
agosto |
| Capidannu.................................. |
settembre |
| Santi Ghaini
= San Gavino........ |
ottobre |
| Sant'Andria
= Sant'Andrea....... |
novembre |
| Natali.........................................
|
dicembre |
CAPIDANNU
Ad Arzachena nel mese di settembre viene celebrata
la festa di Santa Maria della Neve e di Sant'Isidoro, patrono
degli agricoltori.
A settembre infatti si aravano i campi per le semine. La statua
di Sant'Isidoro veniva addobbata con i fasci delle spighe più
belle legati dai nastri di seta e portati in chiesa alla vigilia
della festa per essere benedetti; il giorno della festa la statua
del Santo veniva portata in processione su un carro trainato dai
buoi, fra due lunghe file di fasci di grano. Si usava poi utilizzare
qualche chicco del grano portato in processione per la semina
come simbolo propiziatorio per un buon raccolto, parte delle spighe
venivano invece regalate al parroco per ricavarne delle ostie
per la Santa Messa. In questo mese venivano anche celebrate molte
feste campestri nelle varie chiesette sparse in campagna (Santu
Micali, Santu Jacu, Santa Teresina).
Capidannu è anche il mese della vendemmia. L'uva infatti
per il clima mite dato dalla vicinanza del mare, già a
settembre è pronta per essere trasformata in vino.
Alla fine di ottobre s'incominciava a fare il travaso del vino
che si consumava poi per la festa dei Santi. In occasione di questa
festa si preparavano piatti e dolci tipici come "lu Pani
e Sabba".
Un'usanza molto antica oggi caduta in disuso consisteva in questo:
i bambini passavano di casa in casa e dicevano "E cilli deti
li molti e molti?".
Il 2 Dicembre si festeggia Santa Bibiana; un detto gallurese dice:
"Santa Bibiana; un mesi e una settimana": questo voleva
significare che il tempo continuava per 40 giorni come il giorno
di Santa Bibiana.
Un altro proverbio è legato a Santa Barbara (4 Dicembre)
e dice: "Santa Barbara di mezu campu, salvetici dali troni
e dali lampi".
Particolare importanza assumevano le festività natalizie,
molto sentite. Il Natale come le altre due maggiori solennità
liturgiche, in Gallura è conosciuto col nome di "Pasca"
(Pasca di Natali). La vigilia di Natale viene denominata "Notti
di cena". A mezzanotte tutti andavano alla messa natalizia.
La festa dell'Epifania viene denominata "Li tre Re",
che ricorda i tre magi: Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, venuti
dal lontano oriente per adorare Gesù. Durante il mese di
Gennaio si usava uccidere il maiale allevato per procurare le
provviste per la famiglia.
Durante il Carnevale si usava organizzare delle feste dove si
ballava e si mangiavano i dolci caratteristici del periodo (frittelle
e acciuleddi).
Durante questo periodo si usava anche mascherarsi e fare degli
scherzi. Nel giorno di giovedì grasso "Ghjoi di laldaghjolu"
si usava preparare un piatto caratteristico a base di fave, lardo
e salsiccia.Durante la settimana di carnevale si preparavano "li
pidichini", con i piedi, le orecchie e la coda di maiale
bolliti e ridotti in gelatina. Nella prima domenica di Quaresima
(Carrascialoni) nelle sale da ballo si celebrava la pentolaccia.
Al soffitto della sala venivano appese tre pentole che erano rotte
dopo vari tentativi, con un lungo bastone, da ragazze bendate.
Una pentola conteneva confetti, cioccolatini, caramelle; le altre
qualche sgradita sorpresa (acqua, cenere ecc.).
Il martedì di Carnevale conclude ufficialmcnte le feste
e l'allegria. Durante il pomeriggio di martedì, si svolge
nella piazza del paese il processo a Giorgio, cioè a un
fantoccio comico considerato come la personificazione del Carnevale.
Il pupazzo dopo un regolare processo di accuse e di difese viene
condannato a essere bruciato al rogo.
LA QUARESIMA
È un periodo di digiuni e di astinenza
come dice la seguente quartina:
"Finet'è la carrasciali
la caresima è gh}à pronta,
undi sipaca e si sconta
l'alligria generali"
Durante le lunghe veglie di quaresima il babbo
riuniva intorno al fuoco tutta la famiglia per insegnare un po’
di dottrina cristiana ai figli. Il mercoledì delle ceneri
era giorno di digiuno e di astinenza, tutti si recavano in chiesa
per ricevere le sacre ceneri dal sacerdote. Il giorno successivo
al mercoledì delle ceneri si chiamava "Ghjoi di carafudduli"
cioè le bucciole: venivano consumati dolci, frittelle e
gelatina di maiale, non consumata il martedì di carnevale.
Domenica delle Palme
Durante la domenica delle palme anche in Gallura
i fedeli portano in Chiesa le palme o i ramoscelli di ulivo per
la benedizione. Le palme sono intrecciate in varie forme.
Durante la lettura del Passio, i contadini e i pastori badavano
al vento che soffiava: il ponente presagiva un buon raccolto,
il levante cattivo raccolto. Le palme benedette si portavano a
casa dove si conservavano sino al Sabato Santo, quando al suono
delle campane annunzianti la resurrezione di Gesù, il capo
famiglia collocava una foglia di palma nel carro, nel campo di
grano, nei cancelli, nelle porte di casa, nella spalliera del
letto nuziale e persino in una zampetta dell'agnello ucciso per
il pranzo di Pasqua, quasi per rendere partecipe ogni oggetto
della benedizione divina. La cerimonia della Domenica delle Palme
inizia con "Hosanna filio David"; segue la processione
dei bambini insieme al sacerdote: al rientro in Chiesa il coro
esegue un altro dei più bei canti: "Gloria laus et
honor", segue la messa solenne: anche il "passio"
era cantato con l'intervento del coro a più voci.
Settimana Santa
I fedeli e specialmente i più osservanti
del significato delle cerimonie, si preparano alla Settimana Santa
e vivono l'immenso dolore della chiesa meditando la passione di
Cristo. Tanto più che in questa settimana sono esclusi
tutti i divertimenti: il ballo e il canto profano.
Giovedì Santo
Durante la messa "In Coena Domini"
si fa, come dapertutto, la comunione pasquale in ricordo dell'Istituzione
dell'Eucaristia. Dopo la messa si porta il Santissimo in una cappella
detta del Sepolcro, che viene addobbata con quadri, lumi e particolarmente
con piatti di grano fatto germogliare al buio e ornati di nastri
colorati e che secondo i criteri estetici di questa semplice gente
costituirebbero un elemento ornamentale di prim'ordine.
Venerdì Santo
Dopo la cerimonia della deposizione della croce
(scravamentu) e la predica del padre quaresimalista, un'altra
processione riporta la statua del Cristo deposto, già composto
in una bara scoperta, a un oratorio vicino, dove viene conservato
fino all'anno seguente. Il collocamento del Cristo sulla bara
è reso possibile dal fatto che le braccia della statua
sono snodabili e i chiodi sono semplicemente infissi e non confitti.
Sabato Santo
Le funzioni del Sabato Santo iniziavano, con la
benedizione del fuoco. Si usava portare un ramo di leccio tagliato
in campagna con un solo colpo di roncola. Dopo la benedizione
del fuoco, ciascun fedele si portava a casa una scheggia di quel
ramo che veniva conservato come oggetto sacro utilizzato durante
i temporali per allontanare i fulmini. Al canto del Gloria si
risentivano tutte le campane rimaste silenziose da diversi giorni,
scoppi di festa accompagnavano quel suono: spari di archibugi
e di pistole dalle finestre e dai poggioli. I pastori dai loro
stazzi rispondevano agli spari con altri spari in segno di festa
e in breve tempo tutta la vallata, tutta la campagna salutava
la Resurrezione di Gesù. Durante la messa venivano benedette
le arance, il pane e le uova da servire poi per il pranzo di Pasqua.
Solo dopo il suono delle campane si poteva mangiare carne percbè
terminava l'astinenza. In occasione del periodo pasquale il parroco
passa tutt'ora a benedire le case dei parrocchiani e nell'occasione
non mancano da parte dei fedeli le offerte in denaro e in natura.
Pasqua
Il significato squisitamente religioso della ricorrenza
non basta tuttavia a cancellare il richiamo e il ricordo di antiche
tradizioni di origine forse pagana.Infatti, fino a non molto tempo
fa, negli stazzi e nei centri minori era, e lo è ancora,
viva l'usanza di mangiare a colazione un uovo sodo col sale prima
di ogni altro cibo. Tn Chiesa la messa era solennissima, celehrata
dopo una processione nella quale il simulacro di Gesù risorto
s'incontrava con quello della Vergine vestita di bianco e d'azzurro
e si chiudeva con una benedizione invocata dal predicatore sulle
autorità civili e religiose sui vari ceti della popolaziobe,
sui grandi e piccoli, sani e ammalati.
Le notizie sul "calenndario gallurese"
sono state prese dal libro di Don Francesco Cossu:
Tradizioni popolari di
Gallura
Edizioni Chiarella
Sassari 1974.
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Media Arzachena
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